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domenica 23 febbraio 2014

ITALOTROPP

Leggo e riporto.
1. Al Festival della canzone di Vina del Mar, Cile, Ally (Alice Pigozzi per l’anagrafe) rappresenta l’Italia con il brano “Italopop”.
Dal canale Youtube: “prerogativa dei brani di Ally sono le ricercate sonorità elettro-pop mischiate ai classici suoni mediterranei e dagli attenti e curati testi”.
Da un quotidiano locale: “una canzone che gioca con l’ironia su un tema delicato come la multiculturalità e l’integrazione. Sushi all’amatriciana / la moschea in Val Padana / pizza col tandoori / belpaese punto it”.
Ho fatto un fioretto e ho alzato il volume.
Ora, a parte l’attacco di chitarra rubato a Summertime blues, il resto è una conferma: se rappresenta l’Italia, io voglio essere marziano.


2. Intervistato non ricordo da chi, Mauro Pagani (direttore artistico di Sanremo, ex PFM, ex collaboratore di De Andrè padre, sostanzialmente un musicista vero, e intelligente) dice “l’Italia è un posto dove alla gente di musica non frega niente. Basta guardare i dati: i locali dove si esibiscono le tribute band sono pieni, in quelli che fanno musica nuova non c’è nessuno”.
Ahò, paganuccio bbello, e te ne accorgi dal festival di Sanscemo? Ma dire qualcosa i restanti 360 giorni per, ad esempio, demolire quelle fabbriche di demenza musicale che sono i talent? No?
Il direttore artistico del festival che dice “io non faccio il televisivo… continuiamo a fabbricare carne da spettacolo che viene consumata e usata”, bè, a me fa sorgere la domanda - Che stai a fare lì?
Pagani, fai ammodo, pentiti: sarai mondo se monderai lo mondo, come diceva quel tale, e comunque non prestare a qualche imbesuito festivaliero quella vecchia Fender che hai nella tua collezione e che una volta mi apparteneva.

3. E’ morto Francesco Di Giacomo, già cantante del Banco del Mutuo Soccorso. Un incidente stradale ha portato via una delle voci più interessanti del nostro panorama. Da ascoltare, e rimpiangere.

sabato 14 dicembre 2013

TALENT SNOB, TALENT STOP

Sul Fatto Quotidiano del 14 dicembre Andrea Scanzi scrive un articolo su X-factor.
Successo a prova di snob”, titola, tessendo sostanzialmente le lodi di un prodotto (format!) popolare e appuntando lo scritto di osservazioni interessanti.
Per dirne un paio, “demonizzarlo non ha senso: è certo sbagliato che sia l’unica forma per emergere, ma proprio per questo suona masochistico stroncarla a prescindere”; oppure “è intrattenimento puro. Riuscito e ben fatto. Un prodotto ben confezionato… anche i difetti… contribuiscono a rafforzare la partecipazione dello spettatore, che tifa, si emoziona e si arrabbia”.
Non so se Scanzi (che generalmente apprezzo molto) quando scriveva sul Mucchio Selvaggio avrebbe affermato le stesse cose, ma a parte questo trovo che manchi del tutto la considerazione di una “terza via”, o third stream per rimanere in tema musicale: uno né snob né coatto può dire che X-factor è brutto?
Ma mica perché è da demonizzare, macché: è che come spettacolo fa proprio venire due cosi così.
E’ una pizza, e lo sarebbe anche con musica di altro livello.
Se non stai lì con una mano ai social network per twittare, scrivere su Fb, o al limite mandare sms, che fai nei tempi morti?
Che fai durante pubblicità, sproloqui dei giurati, sproloqui del presentatore, siparietti, scene del back-stage, immagini dei papà immagonati?
Che fai se vuoi soltanto ascoltare qualche giovanotto/ragazzina che canta, visto che quella è “l’unica forma per emergere”?
Ti rompi i coglioni, ça va sans dire. Io trovo persino Sanremo più veloce e “musicale”.

Altro discorso se la buttiamo sulla contemporaneità, sulle fasce d’età, sull’interazione in tempo reale con i social e la rete.
Però qui siamo distanti da ogni “sostanza” musicale: c’è poca polpa, insomma, perché la polpa vera sta da un’altra parte. E sta nell’idea di emergere rapidamente, con gli enormi mezzi tecnologici/massmediologici a disposizione oggi, con la possibilità di propagare la propria fama alla velocità di un virus a prescindere dalle idee, dall’esperienza, dall’anima.
Insomma, solo se diamo per scontato che “successo e fama” equivalgono a “buona musica” allora sì, siamo in un talent show.

Ma, nel deprecabile caso, io continuerò ad annoiarmi lo stesso.


mercoledì 11 dicembre 2013

TALENT SHOW, TALENT BOH

Non riesco a vincere la noia. Potrebbero suonare le variazioni Goldberg, tutto il repertorio di Robert Johnson, qualsiasi cosa. Io finisco per annoiarmi, e anche piuttosto rapidamente.

La figlia di un amico è in finale tra poche ore. A X-factor.
Da settimane, mesi, sui social network è spuntato un florilegio di “mi piace”, “condividi”, “vuoi partecipare al gruppo”. Entusiasmo alle stelle: sembra sia arrivata la Callas della musica popolare.
Il padre, musicista lui stesso, setaccia con costante inflessibilità il web alla ricerca di tutto il ciarpame gossip che riguarda la figliola e lo pubblica, per esporlo al pubblico ludibrio.
In pratica, esattamente quello che stanno facendo anche gli altri papà e mamme con pargoli impegnati nell’artistica tenzone.
E giù sghignazzate sul cretino che ha scritto questa roba, ma dove prende le informazioni, sì figuriamoci, non è vero che è raccomandata è soltanto la migliore, sono tutti invidiosi, eccetera; vagonate di amici/amiche a sbranare i malcapitati coglioncelli che postano in rete notizie balenghe.
In pratica, esattamente quello che stanno facendo anche amici/amiche degli altri papà e mamme.
Basterebbe solo questo, che pure è niente in confronto al resto del baraccone, a smontare ogni desiderio di avvicinarsi in nome della musica.
Un casino pazzesco: banner, slogan, striscioni, fan club, com’è carina, schermi giganti, sei invitato… in sostanza un incitamento alla fuga.

Ho provato, mi sono detto “ma lei non è male, è brava, adesso ci sforziamo e vediamo se un’occhiata oltre il bordo rivela panorami interessanti”.
Bisogna superare alcuni ostacoli.
Per prima cosa, la bruttezza della trasmissione da un punto di vista squisitamente visivo. Ambientazione e scenografie un poco più pacchiane del matrimonio di un capoclan di Scampìa, luci e inquadrature e stacchi da discoteca riminese dopo tre o quattro pasticche, testi e stile di conduzione perfetti per un villaggio turistico: è dura, eh?
Andiamo avanti, ci sono gli affascinanti giurati da affrontare. Detto che per la Ventura basta il nome, che per i soldi anche un musicista serio potrebbe fare la qualunque, che mi è parso di vedere pure la controfigura scadente e malaticcia di Morgan, mi è rimasta curiosità per quell’incredibile essere che si veste di fucsia o qualcosa di simile. Insomma, chi è? Cosa fa nella vita? Quali sono le sue aspirazioni? Perché bisognerebbe conoscerlo?
Durissima anche qui.

A dire il vero non è passato COSI’ tanto tempo. Non ho resistito più di 20 - 25 minuti (in più riprese) totali, perché la noia mi ha sempre aggredito con una veemenza devastante.
Ho ascoltato qualche cover e i brani originali.
Tra le cose notate, l’idiozia di voler proporre come cover di Hendrix “Little wing”. Quel tizio non ce l’aveva un arrangiatore (coach? Allenatore? Sparring partner? Manager?) a dirgli “va bene la cover di Jimi ma non quella, perché è praticamente IMPOSSIBILE tirarci fuori qualcosa di originale e interessante o che non sia già stato fatto miliardi e miliardi di volte”?
Ma i brani originali… non s’affrontano, no. Certo non si capisce perché uno bravo a scrivere dovrebbe mettere le sue cose migliori in una trasmissione tv usa e getta, ma un limite… ce lo vogliamo porre?

In realtà X-factor può servire, al massimo, a cercare di intuire se uno o l’altro partecipante possieda capacità interpretative di qualche tipo. Diciamo che essendo impossibile premiare la musica (davvero, qualche passaggio delle canzoni scritte per i finalisti risulta imbarazzante) si riconosce un attitudine, un carattere, un’idea di possibilità futura.
E’ solo che il talento non c’entra niente, ad onta del nome. Il “talent” è parola troppo grossa per queste X, dove i già elefantiaci meccanismi del business musicale sono appesantiti dalle esigenze del business televisivo; l’ibrido che ne risulta è un manuale di assemblaggio per aspiranti star dello spettacolo, un esempio di My fair lady versione televisiva con l’ambizione non della buona società bensì di un buon contratto con qualche major.


E mi dispiace per la brava figliola, ma appena la noia mi ha ri-azzannato, via, a tutta velocità…