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domenica 22 dicembre 2013

NO, GRAZIE, SON GIA’ RICCO DI MIO.

Da “Repubblica”:
Uno shopping natalizio indimenticabile per i clienti del supermercato Walmart di Tewksbury, una piccola città del Massachusetts a venti chilometri da Boston. Venerdì sera tra gli scaffali e con tanto di carrello ha fatto la sua apparizione la pop star Beyoncé Knowels. La diva ha acquistato qualche giocattolo per la sua bambina e una copia del suo nuovo album. Ai microfoni del supermercato ha poi annunciato un regalo per tutti i presenti: un buono spesa da 50 dollari.  Gli scatti dell'insolita trovata promozionale sono stati pubblicati sul suo profilo Facebook. 
Repubblica - Foto - USA Sorpresa al supermarket: c'é Beyoncé

 Un buono spesa? Ma perché?

Non basta vedere la tua faccia e sentire la tua “musica” morta e priva di senso?
Non basta ciucciarsi la pantomima della star che si mescola con la gente comune e fa la spesa al supermercato spingendo il carrello, comprando i giocattolini da due soldi di Walmart, che tenera, che democratica?

No, adesso anche l’elemosina?
50 dollari di buono spesa, perché? Cosa spinge una stronza ricca e detestabile a fare così?
Ha bisogno d’amore? Le è mancato l’affetto, da piccola?

Che schifo. E che occasione sarebbe per scriverci una canzone, fosse ancora in giro Zappa…
Il titolo lo fornirei io: Ship the fifty to your deep south, baby.

sabato 14 dicembre 2013

TALENT SNOB, TALENT STOP

Sul Fatto Quotidiano del 14 dicembre Andrea Scanzi scrive un articolo su X-factor.
Successo a prova di snob”, titola, tessendo sostanzialmente le lodi di un prodotto (format!) popolare e appuntando lo scritto di osservazioni interessanti.
Per dirne un paio, “demonizzarlo non ha senso: è certo sbagliato che sia l’unica forma per emergere, ma proprio per questo suona masochistico stroncarla a prescindere”; oppure “è intrattenimento puro. Riuscito e ben fatto. Un prodotto ben confezionato… anche i difetti… contribuiscono a rafforzare la partecipazione dello spettatore, che tifa, si emoziona e si arrabbia”.
Non so se Scanzi (che generalmente apprezzo molto) quando scriveva sul Mucchio Selvaggio avrebbe affermato le stesse cose, ma a parte questo trovo che manchi del tutto la considerazione di una “terza via”, o third stream per rimanere in tema musicale: uno né snob né coatto può dire che X-factor è brutto?
Ma mica perché è da demonizzare, macché: è che come spettacolo fa proprio venire due cosi così.
E’ una pizza, e lo sarebbe anche con musica di altro livello.
Se non stai lì con una mano ai social network per twittare, scrivere su Fb, o al limite mandare sms, che fai nei tempi morti?
Che fai durante pubblicità, sproloqui dei giurati, sproloqui del presentatore, siparietti, scene del back-stage, immagini dei papà immagonati?
Che fai se vuoi soltanto ascoltare qualche giovanotto/ragazzina che canta, visto che quella è “l’unica forma per emergere”?
Ti rompi i coglioni, ça va sans dire. Io trovo persino Sanremo più veloce e “musicale”.

Altro discorso se la buttiamo sulla contemporaneità, sulle fasce d’età, sull’interazione in tempo reale con i social e la rete.
Però qui siamo distanti da ogni “sostanza” musicale: c’è poca polpa, insomma, perché la polpa vera sta da un’altra parte. E sta nell’idea di emergere rapidamente, con gli enormi mezzi tecnologici/massmediologici a disposizione oggi, con la possibilità di propagare la propria fama alla velocità di un virus a prescindere dalle idee, dall’esperienza, dall’anima.
Insomma, solo se diamo per scontato che “successo e fama” equivalgono a “buona musica” allora sì, siamo in un talent show.

Ma, nel deprecabile caso, io continuerò ad annoiarmi lo stesso.